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Olivetti

55 Artisti del Novecento dalla raccolta Olivetti

committente: Olivetti
luogo: Ivrea
anno: 2002

Figlia di un ex Olivetti, tornare ad Ivrea era in qualche modo un ritorno a casa. Per anni mio papà aveva vissuto a “talponia” il progetto ambientale di Figini e Pollini, ammirato e ammirevole, ma che per qualche strano motivo, aveva guadagnato quell’appellativo.

Era l’ultima iniziativa della Olivetti. Per la verità, dell’Olivetti era rimasto il grande edificio vuoto, con il suo scalone centrale e due persone che occupavano due uffici al piano terra. Era il loro ultimo compito come Olivettiani. Chiusa la mostra, si sarebbe chiusa un’epopea.

Fu in incarico piacevole. Sostanzialmente dovevo aiutare Renato Zorzi, se mai ne avesse avuto bisogno, a visualizzare i quadri in sequenza, per decidere chi e cosa mettere dove. Il pezzo principale era il quadro incompleto “Boogie Woogie” di Guttuso, fatto per il negozio di Roma. “Il rettangolo grigio corrispondeva allo sbarco della scala, per quello è grigio. Ho chiesto tante volte a Renato di completarlo, mi rispondeva sempre sì, sì… ma poi è finita che è morto e il rettangolo grigio è rimasto là” mi raccontava Zorzi passeggiando per la mostra. Ogni volta che ci incontravamo, mi raccontava un sacco di aneddoti: come i Morandi acquistati per nulla, da un manager giapponese, appassionato d’arte intanto che abitava in Italia, ma rientrato in Giappone, l’arte europea non dialogava con il minimalismo nipponico e così li prese per la collezione Olivetti per una cifra irrisoria.

Il quadro è ancora nelle Officine H di Ivrea, quelle iniziate da Camillo Olivetti nel 1896 e ultimate dal figlio Adriano, negli anni ’50.

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