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Poste Italiane

il mio primo grandissimo progetto

committente: Poste Italiane Spa.
luogo: Milano, Roma e poi tutt’Italia
anno: dal 1998 al 2000

Nel 1998, giovane neolaurata, dopo una tesi sulla possibile evoluzione di Poste Italiane, il destino vuole che entri nel “grande interno pensante”. Così, allora, Michele De Lucchi chiamava il suo studio di Milano, in via Pallavicino.

La notizia non è ancora di dominio pubblico, ma in studio si susseguono riunioni e brain storming per creare la nuova immagine delle 16700 agenzie postali italiane.

Devono essere nuove, devono portare la vitalità del nuovo millennio, orami alle porte. Si dice che il colore del XXI° secolo sarà il blu. Forse un po’ complice l’Unione Europea, ad ogni modo in studio scatta l’affannosa ricerca del “giusto punto di blu”. A Michele si sottopone di tutto: matite, carte, astucci, tubetti, barattoli… ogni cosa blu, si prende e si sottopone a giudizio: la lunga barba si muove quasi sempre orizzontalmente, nel cenno di un no. Poi un giorno, casualmente, qualcuno porta in studio una matita blu. Non è proprio blu, è a metà tra un blu e un indaco… eureka! Abbiamo il punto di blu.

Parallelamente a queste questioni, apparentemente secondarie, ma chiunque si sia trovato a scegliere un qualsiasi colore per la propria casa, sa esattamente di cosa stiamo parlando (!) il progetto di Poste va avanti. Il Giubileo del 2000 è alle porte e anche alle Poste!

Nel team siamo pochissimi (considerato il volume del progetto) Michele al vertice della piramide, sotto, più o meno a pari merito, Enrico Quell (che fa base a Roma) Alberto Bianchi e Daniele Rossi. Sotto, la giovanissima Paola Silva Coronel. Bianchi e Rossi diventano il mio incubo quotidiano! Entrambi di un pragmatismo al limite del cistercense, io -chi mi conosce, lo sa- una sorta di equestre da Palio di Siena, in attesa del via.

Nel team si aggiungerà anche Claudio Venerucci, a condividere con me le piccole fissazioni di Bianchi&Rossi. Lui seguirà le aperture delle prime 10 agenzie di Roma, io di Milano.

La parte della Corporate Identity verrà poi sviluppata da Mario Trimarchi, mio altro eroe, con il bellissimo progetto dei paesaggi italiani “incrociati”: paesaggi sardi, per le agenzie del Trentino; colli toscani in Sicilia; le Alpi nel tavoliere delle Puglie e così via. Un modo poetico per tenere unita l’Italia.

Di questo progetto ricordo l’incredibile lavoro di preparazione. I designer in studio costruivano prototipi su prototipi per sperimentare dal vero le dimensioni del bancone, l’ergonomia della postazione, i pezzi fondamentali e i pezzi “di aggiustaggio” in poco più di un anno, ho visto e partecipato alla crescita di un enorme puzzle, i cui pezzi servivano per adattare l’idea di Michele a tutte le tipologie di ufficio.

Tra gli aneddoti più divertenti, del mio mese passato in giro per l’Italia a visitare le infinite tipologie di ufficio, facendo un rilievo non ricordo più dove, utilizzando il misuratore al laser (allora oggetto quasi spaziale) feci per prendere una quota e un addetto mi apostrofò in malo modo, perché lo stavo per colpire con il raggio laser… per un attimo mi sono sentita molto Jedi.

Role

Last wheel of the car, Junior Architect, Psychiatric trainer

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